venerdì 23 aprile 2010

Capitolo primo: Dimenticare

Cambiare la propria vita con un clic. Pensava sarebbe stato facile, invece tutto restò come l’aveva lasciato, con una piccola differenza: era solo adesso.
Era comodo nuotare, assaporare tiepide boccate di bolle di sapone al largo dei più abbronzati grattacieli dell’america del nord. Ma i sogni, si sa, sono troppo facili.
Era un sognatore, questo lo sapeva bene e le cose non sarebbero cambiate facilmente.
Mentire a se stessi è la cosa peggiore che un uomo possa fare, lo dicono i più stimati professori della onorata storia della filosofia occidentale.
Se sei un irrefrenabile generatore di immagini imbarazzanti e non un dottore, se sei un triste fischiettatore di poesie meravigliosamente inutili e non un reporter di guerra, se sei uno scanzonato parolaio inalatore di sostanze tossiche e non un commercialista devi fare presto ad abituarti all’idea.
Questione di punti di vista, sforzarsi, andare contro se stessi, violentare il proprio animo, sopprimere i pensieri che sono i più genuini, adeguarsi al gregge…cosa c’è di più allettante?

Il fastidio che aveva sempre provato nei riguardi della classe degli artisti e allo stesso tempo quell’incontenibile senso di appartenenza erano state la sua condanna.
Doppia, tripla e quadrupla personalità perché no? Dove sta scritto che non si può, dove che è sbagliato?
E dove diavolo è finito il Rock and Roll??

3 commenti:

  1. Sono in pericolo Marana; e in questo momento faresti meglio a guardarti le spalle anche tu. Questa mattina, al bar, ho cercato di accennarvi il problema; ma poi ho visto loro e non ho potuto continuare a spiegarmi. Anche adesso, mentre ti scrivo, sono continuamente costretto a interrompere e fare finta di niente: il guardiano della rete si avvicina spesso a me per controllare; e stravaccato sulla sua poltrona di pelle, con indosso le gigantesche cuffie, mi origlia e mi osserva.

    Sono prigioniero Marana. Da quattro mesi i russi mi costringono a lavorare per loro in un'appartamento del centro. Nessuno intorno a me se ne è accorto. Lo so che avevi deciso di smetterla con le vicende più sporche e tutto il resto. Ma ora mi serve il tuo aiuto.

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  2. Ieri notte, mi sono intrufolato all'interno del grande centro commerciale di proprietà della famiglia Conforti. Al terzo piano, ho visto una donna smanacciare all'interno di una cesta ripiena di maglioni. Vicino a lei una bambina sui sei anni giocava richiedendo le attenzioni della madre. La stanza era buia, illuminata solamente dalla luce notturna proveniente da una grande vetrata; e i loro volti potevano essere appena intravisti.

    Io, pensando che le due si sarebbero sbrigate, mi sono nascosto dietro un angolo, in silenzio, ad osservare la scena. Dovevo arrivare agli uffici del quinto piano per trovare alcuni documenti. Così, sono rimasto immobile, non riscordo per quanto. In attesa.

    Poi, all'improvviso, la donna ha guardato verso di me; "fai silenzio!" ha detto con voce ferma alla bambina. E senza neanche guardarla, con lo sguardo sempre rivolto verso di me, ha iniziato ad avvicinarsi...

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  3. Quando gli addetti alla sicurezza notturna hanno ritrovato i due corpi, ho sentito le urla, e sono scappato. Avevo ancora le mani nel cassetto di una scrivania. Ma sono riuscito a passare per le scale antincendio. Il cielo stava cominciando a colorarsi di rosso. E in macchina ripensavo alle urla di quella donna. Il suo viso non aveva tradito alcun segno di timore o di sorpresa. A sangue freddo, mi si era scagliata addosso urlando come una furia. Non era normale, pensavo. C'era stato qualcosa di inquietante e di inumano nella sua reazione. Non poteva essere lì per caso...

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